Cima: Pratiche narrative (laboratorio)

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Punti per un inizio

  • Con l’azione del narrare si intendono gli scambi, le interpretazioni, la ricerca del senso, la ripetizione o la trasformazione delle storie di vita dei singoli, dei gruppi, delle comunità.
  • La forma narrativa è un sistema aperto che costruisce nell’interazione conoscenze, mentre determina orizzonti di senso relativi a ciò che viene conosciuto e svela a priori la dimensione ermeneutica (interpretativa) dei processi che determinano la ricezione, la comprensione, la conoscenza e il giudizio (termini, questi ultimi, mai separabili e persino difficilmente distinguibili).
  • Ogni azione narrativa si determina e si anima attorno ad ambiti di conoscenze condivise quali: la lingua, la cultura, le generazioni.
  • Cosa avviene quando uno o più di questi ambiti non sono condivisi?

Il laboratorio sulla narrazione si propone, nel biennio, di attraversare le seguenti parole:

I Anno

•  Il nome, nello spazio da bocca a orecchio.
•  Chi parla a chi?

Le pratiche di cura e di insegnamento, da millenni, in Oriente e in Occidente, percorrono un tragitto, segnato dal fiato, caldo e umido, dalle vibrazioni, dai suoni e dai significati. L’ascolto sta in mezzo, ma è anche l’inizio e la fine di questo percorso.

La narrazione è costruita dall’orecchio che ascolta, esso, a sua volta, è modellato dalla voce di colei o colui che parla.

II Anno

•  Le narrazioni e il fare immagini.
•  L’ascoltare.

Sostare accanto alle storie e alle parole che si narrano con un ascolto situato in zone marginali, non normali, non centrali, sarà l’ambizione del laboratorio del secondo anno, per imparare a pensare alla narrazione e all’ascolto come spazi dal “confine permeabile”, come “aree aperte ai margini”.

FUVIGLM09