Lavecchia: L’esperienza del divino nel mondo antico

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Salvatore Lavecchia

 

L’esperienza del divino nel mondo antico

 

Il pensare divino come attività generativa

nel Rig-Veda e in Platone

 

L’insegnamento, pensato come attività di laboratorio, non ha carattere storico nel senso ormai usuale, ma aspira ad approfondire, con modalità il più possibile dialogiche, alcune immagini chiave relative all’esperienza del divino nel mondo antico. La scelta delle immagini è legata alla loro capacità di stimolare, ancora oggi, l’autonoma e creativa configurazione di un percorso in cui la filosofia torni, come nella sua pratica originaria, a farsi ponte verso una concreta esperienza spirituale. Dato l’intimo legame tra la filosofia e l’esercizio cosciente del pensare, la scelta delle immagini è orientata a trasformare la corrente percezione del pensare stesso: a liberare dal pregiudizio che il pensare si identifichi con l’attività giustamente relativizzata nelle più efficaci critiche al cosiddetto logocentrismo della cultura occidentale. Ecco perché le immagini proposte mirano a valorizzare l’antica – e probabilmente originaria – percezione del pensare come attività legata a divine forze di generazione, e quindi non scindibile dal sentire e dal volere. Quest’anno ci si concentrerà su Rig-Veda X 129, 1-3 e Platone, Repubblica 506d-509c (la celebre analogia fra il bene e il sole). Rig-Veda X 129 caratterizza la primigenia manifestazione del pensiero quale attività “cosmopoietica” che sgorga dall’autogenerarsi dell’“assoluto” come uno che si fa origine dell’universo. Nell’analogia platonica fra il bene e il sole il pensiero si rivela, nella sua natura originaria, il concretizzarsi dell’inesauribile generatività del sommo bene – divina origine d’ogni cosa – nelle varie forme dell’essere. L’esplicitazione di questa analogia – svolta da Platone solo riguardo ad alcuni aspetti –, che presuppone l’immagine d’una sfera infinita di luce spirituale, è strumento quanto mai efficace per sperimentare il pensiero come attività originariamente relazionale, capace di trascendere ogni dicotomia fra identità e alterità, unità e pluralità, io e mondo, individuo e comunità.

 

L’attività didattica trae spunto da mie personali ricerche, i cui risultati non trovano riscontro nella letteratura relativa agli ambiti trattati. Pertanto, riguardo a Rig-Veda X 129 mi permetto di rinviare a S. Lavecchia, Oltre l’Uno ed i Molti. Bene ed Essere nella filosofia di Platone, Mimesis Edizioni, Milano-Udine 2010, cap. 8; riguardo all’analogia platonica fra il bene e il sole a S. Lavecchia, Generare la luce del bene. Incontrare veramente Platone, Moretti&Vitali, Bergamo 2015 (in corso di stampa).

 

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