Motivazioni

La crisi della nostra epoca coincide con la crisi dell’impostazione che si è data la sua cultura generale conformatasi sul culto delle idee astratte, sugli specialismi esasperati che hanno frantumato gli esseri umani in tanti pezzi, sulla falsità dei discorsi pubblici fatti per amore del solo potere, sull’impotenza procurata anche dall’invasiva informazione di massa.


Questa crisi si  caratterizza attraverso l’impossibilità effettiva generale di recuperare e affrontare la vita pratico-politica nel senso pieno in cui la si può vivere con soddisfazione: ritornando al mondo della vita quotidiana le cui difficoltà, problemi, sofferenze, imprevisti non possono più continuare a essere considerati come fossero tutte evidenze sanitario-psicologiche.
Il ritorno al mondo della vita non è certo aiutato dalla filosofia puramente accademica impostata in modo autoreferenziale. Risulta inadeguato anche l’automatismo del ricorso alle sole competenze socio-sanitarie o psicologiche con le quali si continua a tamponare la crisi della nostra epoca, nonostante questi approcci, lasciati a se stessi, mostrino continuamente di non avere più chiaro quale sia l’umano a cui si riferiscono.


Nella società e nella cultura generale sono presenti infatti richieste molto precise dirette alla filosofia perché possa aiutare a ripensare l’umano e il vivente, e possa ridare speranza a ognuno e a ognuna di tornare a essere capaci di dare senso alla propria vita e alla vita con gli altri e le altre. Si spiega come un tentativo di andare incontro a queste necessità il rapido nascere e diffondersi di figure professionali che dichiarano di servirsi di pratiche filosofiche.
Ciò che si osserva è che, assieme al diffondersi di questi nomi nel mercato delle idee e del lavoro, si assiepano anche luoghi di formazione che non  hanno né esperienze, né competenze, né riflessioni epistemologiche che rassicurino sulla effettiva capacità di formare al pensiero e alle pratiche filosofiche necessarie per percorrere i terreni difficili e confusi su cui si distendono le problematiche a noi contemporanee.


Mentre è certamente corretto e efficace convocare la filosofia a farsi pratica quotidiana e a riportare nell’area delle competenze umane e relazionali tutto quel mondo che è stato sequestrato dagli specialismi, non è per nulla corretto né efficace ritenere che si è filosofi o filosofe solamente autonominandosi tali o nominando come tali altri e altre.

Si tratta dunque di riportare nel campo dell’esperienza umana anche il saper fare filosofia in prima persona, ovvero viverla e saperla far vivere in altri e altre“in atto e in pratica” , o se così non è, saper riconoscere che non è filosofia ciò di cui si parla, proprio come pensava Simone Weil.
Solamente una filosofia in atto e in pratica può essere capace di trasformare le esperienze e di orientare al meglio i bisogni profondi di cambiamento di donne e uomini che vivono nel mondo presente.

In considerazione di tutto questo il Master di Secondo Livello "Filosofia come via di trasformazione" si impegna a proporre un serrato percorso di formazione alla filosofia pratica, trasformatrice e quotidiana rivolgendosi a coloro che intendono imparare a saper pensare, e desiderano intervenire nel mondo del lavoro, della politica, della cultura come filosofi e filosofe pratici o si proporranno come formatori e formatrici in qualsiasi ambito professionale.

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